Pubblicato da: ScRuCs | 12 novembre 2006

Le bruschette al pomodoro piacciono anche ai cinesi…

Recentemente io e Frida abbiamo avuto la fortuna di fare un incontro davvero interessante. Tramite Margherita, una ragazza italiana che insegna italiano qua ad Hangzhou, siamo stati introdotti a Lan Tian e Zheng Wei, due ragazzi cinesi pieni di interessi e passioni, primo fra tutti l’amore per la lingua e la cultura italiana. Non potevamo fare un incontro migliore. Adesso, ormai da qualche settimana, ci incontriamo ogni sabato a casa di Frida per aiutarci a vicenda in italiano e cinese.

Solitamente della pausa pranzo andiamo fuori a mangiare, perchè come al solito il frigo che dovremmo riempire entrambi manca sempre di qualche ingrediente…ieri avremmo voluto preparare pasta, panna e funghi, ma abbiamo rinunciato quando abbiano notato che non avevamo i funghi. Per questo abbiamo portato Zheng Wei (ieri Lan Tian non c’era) dal mitico “Va Bene”, risotrantino italiano di Hangzhou, più conosciuto da me e Frida come l’uscita di emergenza quando non ne puoi più del cibo cinese, nè di cucinare pasta a pranzo e cena…

Abbiamo ordinato un pò di tutto, in modo che potessimo condividere con Zheng Wei il maggior numero di pietanze. Gli abbiamo fatto assaggiare la pizza (quella vera, non quella fritta di Pizza Hut!), un piatto di insalata e un cestino di pane assortito, patate arrosto e bruschette con il pomodorino fresco, che mi mancano tanto! Insomma, a parte le patate arrosto (che in realtà erano crude) era tutto abbastanza buono, anzi direi proprio buono…ma la cosa più divertente di quel pranzo è stato osservare le reazioni di Zheng Wei di fronte a questi gusti e modi di cucinare diversi.

Intanto premetto, per chi non lo sapesse, che in Cina non esiste il forno, se non nelle nuove case per ricchi, e che quindi nella loro tradizione culinaria non esistono piatti arrosto. Potreste immaginare di vivere senza arrosti vari, gratin e pasta al forno?

Per questo motivo ero curioso di sapere cosa ne pensasse Zheng Wei di quei sapori così diversi. E la sua risposta è stata positiva, gli è piaciuto praticamente tutto, specialmente i crostini a pomodoro fresco e la pizza, che mangiava per la prima volta nella sua versione originale, senza fritture o schifezze varie sopra, tipo pizza con pezzi di ananas al posto dei carciofini – vi assicuro che l’ho mangiata qua.

Quello che più mi ha divertito è stato invece osservare la sua faccia stupita e dubbiosa di fronte all’insalata. Ho subito pensato che fosse per la spolverata di parmigiano che c’era sopra: da quanto so i cinesi non amano i formaggi, alcuni ne sono avulsi. Ma mi risponde che non è per quello, lui non ha problemi con il formaggio…allora gli chiedo se fosse l’aceto. Ma ancora mi dice di no. A quel punto ho capito: era perché l’insalata era cruda! Si, era per quello. Qua in Cina le verdure le trovi solo cotte, mai crude, e allora continuando a scherzare sulla cosa ho detto “voi cinesi penserete che sembriamo degli animali visto che mangiamo verdure crude!” e lui mi ha effettivamente fatto capire che più o meno è così. Poi mi ha raccontato che quando suo padre a casa mangia cavolo crudo, sua mamma gli urla “cosa sei un maiale che mangi cavolo prima di cuocerlo?”

Questa csa mi ha divertito tantissimo. E’ bello vedere come ogni cultura ha i propri canoni di riferimento riguardo a ciò che è considerato accettabile o meno, specialmente a tavola…

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Pubblicato da: ScRuCs | 22 ottobre 2006

Cara Vecchia Europa

Ieri sera abbiamo festeggiato per salutare Francisco, un nostro amico Spagnolo che il sabato se ne torna in Europa…E’ qua da solo due mesi, per studiare calligrafia cinese. Non è il primo anno che viene as Hangzhou per imparare l’antica arte della scrittura cinese, e sicuramente tornerà non appena si sarà liberato degli impegni lavorativi che tra una settimana lo costringono a tornare.

Dopo cena siamo andati in stanza di un ragazzo Romeno, Kalim, il quale sa suonare molto bene la chitarra, e che ha suonato pezzi di flamenco e musica spagnola con grande gioia di Francisco. Dopo aver anche ballato a piedi rigorosamente scalzi – ci piace osservare le abitudini giapponesi! – ci siamo seduti a terra, e ci siamo messi a parlare della straordinaria somiglianza che esiste tra la lingua spagnola, l’italiano ed il romeno. Essendo tutte e tre lingue latine, siamo riusciti a trovare molte parole simili in ciascuna lingua, e ci siamo divertiti a confrontare le differenze.

Ma lo che anche in romeno esiste la parola “damigiana”? Roba da non credere. E’ stato piacevole ascoltare Kalim, il ragazzo romeno, mentre ricordava gli antichi rapporti ce hanno legato l’impero Romano alla gente della Dacia, l’area in cui attualmente si trova la Romania. Ha detto che quando Roma riuscì a conquistare la Dacia, tanto erano le ricchezze e l’oro posseduto da quel popolo che l’impero Romano potè risollevare le sue sorti economiche e addirittura esonerare tutti i sudditi dal pagare tasse per un anno intero!

Parlare di Europa mi fa sempre piacere, mi da un grande senso di orgoglio. Più ti allontani, e più ti accorgi come effettivamente essa sia un bellissimo continente, ricco di cultura e di storia, e risulta evidente quanto la sua saggezza e la sua conoscenza siano un patrimonio inestimabile e dal quale tutto il mondo dovrebbe trarre insegnamento. Mi riferisco as esempio al valore che in Europa viene attribuito alla cultura nel senso ampio del termine. Se l’Europa è chiamata “Vecchio Continente”, è anche perché ha saggiamente saputo conservare e proteggere i suoi tesori, la sua storia, il suo passato. Chi viene in Cina si renderà immediatamente conto che questo tipo di attenzione nei confronti di ciò che è antico non esiste. Anzi, spesso viene travolto dalle ruspe per fare spazio a moderni centri commerciali o catene di fast food americane.

Ogni volta che vedo il carattere 拆 (demolire) sui muri di vecchie abitazioni cinesi, la mia mente non fa altro che ricordarmi la mia terra, l’Italia, e mi sento davvero fortunato a vivere in un Paese che, seppure con i suoi difetti, non lascerebbe mai che le ruspe demolissero i paesini arroccati sulle montagne con 40 abitanti dell’Umbria, o i vicoli stretti e scomodi della mia città, perché esiste la consapevolezza che sono proprio queste piccole cose che rendono grande e meraviglioso il nostro Paese.

Mi chiedo, quando è che la Cina si renderà conto che non può continuare a seppellire la storia sotto colate di cemento? Che fine farà quel poco rimasto della sua cultura millenaria se invece di valorizzarla e promuoverla lascerà che il sistema consumistico delle multinazionali americane la sostituisca completamente?

Se solo questo Paese guardasse più verso l’Europa che verso l’America…

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